domenica 17 aprile 2011

La Libia non esiste più.

di Lucio Caracciolo

La Libia non esiste più. E forse non esisterà mai più. Sono bastate poche settimane di guerra per dividerne il territorio in due parti: la Tripolitania, in mano a Gheddafi, e la Cirenaica, in buona parte ancora controllata dai ribelli. Questo confine non è accidentale.



Le due macroregioni libiche hanno storia, cultura e basi economiche alquanto diverse. Fummo noi italiani, infatti, a riunirle negli anni Trenta, dopo aver sottratto Tripolitania e Cirenaica al pur teorico controllo di Costantinopoli. Oggi sembra che la creatura reinventata dal fascismo sia destinata a separarsi lungo quelle linee che sotto il Duce volemmo riunire.



Se non interverranno fattori esterni, Tripoli non potrà più governare Bengasi né Bengasi Tripoli. Non si tratta solo del regime di Gheddafi contro i ribelli. Indipendentemente da chi potrà un giorno subentrare al Colonnello e dal tipo di potere che si consoliderà in Cirenaica, le differenze strutturali tra i due pezzi di Libia paiono inconciliabili. Oggi la guerra è un avanti e indietro lungo la via litoranea che collega Tripoli a Bengasi. La posta in gioco prioritaria è il controllo dei terminali petroliferi da cui dipende l'esportazione della principale ricchezza di quei territori.


Sotto questo profilo, Gheddafi è in nettissimo vantaggio. Suoi sono infatti oltre nove decimi delle risorse energetiche del paese. Suoi anche tutti i terminali di export, meno Tobruk. Ciò vuol dire che nel medio periodo, il governo di Tripoli potrà fruire di risorse economiche inattingibili per i ribelli.


Dopo avere scatenato l'intervento “umanitario” che avrebbe dovuto proteggere le popolazioni locali dalla repressione del Colonnello e possibilmente provocarne la caduta, i paesi Nato sono in panne. Il segretario generale di quel che resta dell'Alleanza Atlantica, il danese Rasmussen, ammette che “non c'è una soluzione militare, ma solo politica”. Ma quale potrebbe essere questa soluzione dal momento che abbiamo posto come precondizione a qualsiasi accordo la resa di Gheddafi e il suo trasferimento presso la Corte penale internazionale? Al momento, non se ne vede l'ombra.


La delegazione dell'Unione Africana, presieduta dal leader sudafricano Jacob Zuma, ha ottenuto da Gheddafi l'approvazione del suo piano di cessate il fuoco accompagnato da alcune riforme. Ma il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi si rifiuta di scendere a patti con il Colonnello. In questo facendosi forte dell'appoggio dei principali paesi occidentali. Bisognerà vedere fino a che punto questi paesi continueranno a sostenere la rivolta. Perché presto potrebbero sentirsi costretti a scegliere fra due alternative assai poco appetibili: la pace con Gheddafi, più o meno riabilitato, o l'intervento militare diretto sul terreno per sconfiggere il Colonnello.


Per quest'ultima ipotesi scarseggiano sia la volontà politica che le risorse militari ed economiche. La prima ipotesi equivale invece a perdere la faccia. È molto probabile che ci inventeremo qualche terza via, tanto per guadagnare tempo. Dopodiché ci ritroveremo al bivio fra le due stesse “alternative del diavolo” che avremo voluto schivare. Sempre che nel frattempo Gheddafi non sia riuscito a sconfiggere militarmente i ribelli.

http://temi.repubblica.it/limes/la-libia-non-esiste-piu/22647

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